venerdì 12 ottobre 2012

Un angelo col ciuffo



Danza fluttuando nella polvere dei sogni,
sembra un angelo col ciuffo e con le ali ben nascoste.
Esprime sornione la voglia di vivere a tutto tondo
e assapora le gesta di un'esistenza ancora da godere.
Tra le mani stringe un pallone che è un mappamondo
e così tiene in scacco passato, presente e futuro: nelle sue grinfie.

Lo ricordo ancora bambino vincere le sue prime battaglie
ma è avviandosi alla vita da uomo che riscopre valori mai persi.
Il bacio alla mamma, la carezza alle mani ruvide del papà,
un abbraccio sentito a chi da lassù gli indica la strada.
E' tutto in quegli occhi brillanti pieni di vigore.
Guai a chi li spegne. Guai a chi ne guasta il sapore.

Il mio giorno senza lui è un gelato caldo,
una macchia di caffè in una tazza di latte.
Serve poco, quasi niente, a strapparmi la gioia;
osservarlo è quel che basta per perdersi beatamente.
E' uno specchio di me nei momenti profondi.

Forse non lo sa, ma saremo per sempre fratelli di sangue.


                                                                                                         FRANCIO





mercoledì 10 ottobre 2012

Ci siamo cascati tutti...!



Lasciate che vi spieghi cosa è successo.

Mettiamola così: un pomeriggio di ottobre non potrà mai essere un pomeriggio come tutti gli altri. 
Non a caso ne avevo già parlato un paio di "post" fa, e il messaggio era chiaro: l'autunno è un'altra cosa.
Sono certo che Arisa mi capirà (ne approfitto per salutarla perchè è mia assidua lettrice). Sì, sono sicuro che comprenderà le buone intenzioni del mio tentato plagio al titolo di una sua canzone che mette i brividi, un po' come la sua voce. In fondo ci azzecca no?

Ma bando alle ciance. 

Erano più o meno le tre quando mi sono sono uscito un attimo sul balcone della mia camera e mi sono messo a riflettere. Non ci ho perso molto tempo, diciamo quel tanto che basta per mandare in tilt un cervello che ultimamente gira a vuoto. 
"Camera con vista" ha ancora senso di esistere? E' questa la domanda che mi sono posto.
Il perchè è presto spiegato: qua sopra rifletto, cerco di ragionare prima con me stesso e poi con gli altri. E' una specie di zona franca, di giardino pubblico in orario di chiusura , quando tutti scappano perchè temono di restare chiusi dentro. Ecco, quando sono quassù vedo i miei pensieri scappare, proprio come fanno le persone quando il custode del parco sta per serrare il cancello.
Il mio compito è quello di inseguirli e di richiamarli all'ordine come una maestra delle elementari bacchetta i suoi bambini. 

Parto da un presupposto: chi mi sta leggendo lo fa perchè vuole, e questo in tempi di dittatura intellettuale è già un ottimo risultato. Chiamatela pure fiscalità, ma è proprio in ciò che è racchiusa la voglia di continuare a raccontarvi della mia vita, delle mie passioni e - perchè no - delle botte che quotidianamente mi riserva il mio essere "Francio".

Continuerò a raccontarvi di come Lei pensa che quello che provo sia frutto di uno "scherzo passeggero". E poi di me, che sorrido al solo pensiero che possa pensarlo (scusate il gioco di parole!). 
Mi lancerò ancora in stupide metafore, sinonimo di una mente, la mia, che niente ha a che vedere con l'ordinario (nel bene e nel male. Anzi, soprattutto nel male!).
Vi farò fare un viaggio nei miei ricordi più belli, ma anche in quelli più dolorosi. Perchè non sempre la vita è fatta di sorrisi e bel gioco. Spesso ti punisce in casa su rigore o addirittura in contropiede.
Parlerò delle persone e delle cose che mi regalano emozioni. 
Scriverò canzoni, poesie, filastrocche e barzellette, ma di certo non riuscirò a stare fermo.

E lo confesso: quel pomeriggio, dopo aver pubblicato il post, mi sono divertito tanto.
Come? No, no, no. Non siete gli unici ad esserci cascati. Guardate che ci ero cascato anche io.

Io per primo avevo pensato di spegnere la luce, chiudere finestre e tapparelle e far calare il buio su questo splendido posto al confine tra realtà e immaginazione.

Poi ho pensato: "perchè mai chiudere la finestra mentre qualcuno a cui tieni ti sta citofonando?"

E tutto è durato un solo attimo. 

Giusto il tempo di ricordarmi che sono Francio e che senza scrivere, proprio non ci so stare.


FRANCIO




domenica 30 settembre 2012

Il notiziario dell'ora di punta



Lo scorrere del tempo è inversamente proporzionale al via vai di pensieri: lento il primo, velocissimi i secondi. Sembra di mettere a confronto un Intercity con un Frecciarossa, giusto per rendere l'idea di quanto sia lampante la differenza. O pensare ad una coda al casello lunga immensi minuti. 

Solo per te, umile viaggiatore senza il Telepass

Basta immaginare la scena: ore 13, qualche camper e dieci automobili in fila davanti alla tua. A quel punto la mente vorrebbe una di quelle canzoni che solo Dio sa. I cd? Niente da fare, sono fuori uso: il lettore per un motivo sconosciuto ha smesso di svolgere il ruolo per cui è stato pagato profumatamente. C'è l'opzione radio, ma il segnale è scarso. L'unica stazione disponibile trasmette il notiziario dell'ora di punta.

Solo la radio. 

Quella radio insistente nella sua noiosa riproposizione di news che abbiamo già sentito cento volte. Quella che riserva anche la beffa relativa all'aggiunta di qualche curiosità tipica che probabilmente non cambierà la giornata a nessuno. Qualche esempio: il cane di Cavani, il vincitore della lotteria inglese, la donna più anziana degli Stati Uniti e così via...

Il problema è che tu vorresti la musica, ma la musica non arriva. 

Di momenti così le nostre vite sono stracolme, la mia personalmente lo è in modo particolare. Mi è capitato spesso di attendere la musica, assaporare la melodia e poi accontentarmi di uno stacchetto da quattro soldi o di uno spot pubblicitario, nel peggiore dei casi seguito dal notiziario classico e noioso di cui sopra.
Sempre inchiodato in fila al casello, con il torpedone di vetture che non accenna a placarsi. 

Con il Telepass sarebbe tutto molto semplice: un paio di bip, la sbarra si alza come se nulla fosse e tanti saluti al casellante. 

Ma purtroppo non è da tutti; nella vita con il Telepass ci nasci. E se non ci nasci, ti tocca accontentarti del cane di Cavani.

L'autostrada, intanto, resta lontana anni luce e quella sbarra non ne vuole sapere di alzarsi. Arrivasse almeno una canzone ad allietare l'attesa, tutto sarebbe più leggero. 

Come un pranzo coi parenti o un karaoke con gli amici. Cose semplici ma che la vita te la cambiano per davvero e rendono meno brusca una caduta, meno noioso il notiziario e meno pesante la coda per l'ingresso in autostrada, ma non scalfiscono il fastidio di non essere un predestinato.

C'est la vie...



Dimenticavo. Al casello ci vorrebbe questa qui, magari con una persona accanto che ci tenga compagnia anche per sei miseri minuti...



FRANCIO

giovedì 6 settembre 2012

Impressioni di Settembre



Oggi mi sono svegliato male.
Quando la mattina non mi sorride è sempre difficile riaggiustare i cocci strada facendo. La penso così spesso quando si fa strada l'autunno. Ufficialmente non è ancora iniziato, ma stento a credere, affacciandomi alla finestra, che l'estate tornerà imponente.
Erano più o meno le otto quando ho ricevuto il messaggio di un'amica. Mi ricordava degli autunni passati, dei caffè sotto la prima pioggia e dei corsi universitari che diventavano addirittura spassosi se vissuti in compagnia. Era il primo anno, l'unico che avremmo frequentato tra gli stessi banchi. Poi la vita, le circostanze e gli eventi hanno reso quei momenti unici e irripetibili.
E' stata una bella cosa, non lo nascondo. Leggere che c'è qualcuno che riesce a prendere del buono anche da giornate uggiose come questa è sempre un buon segnale. Aiuta a farsi coraggio e ripartire.

Cosa mi ricorda l'autunno? Essenzialmente il mio carattere, poi la play, i vari diari acquistati per la scuola ed i primi giorni con i compagni di classe, quelli che riuscivi a riabbracciare dopo settimane di astinenza ma che rivedevi con un pizzico di amarezza mista a malumore.  
Più in generale, mi ricorda l'attesa.
Ecco, l'autunno è il tempo di attesa per eccellenza, e le attese non sempre piacciono alla gente. La gente ama le certezze, detesta abituarsi a qualcosa di nuovo pur apprezzando sempre l'innovazione. Questo è il mio tempo di attesa, un tempo in cui posso ottenere tutto e niente. Un tempo che mi debilita fortemente.

Stanno per iniziare le giornate sui libri e le sere davanti alla tivù. Sta per cominciare il tempo delle coperte e sta per finire quello del beach volley, delle serate con gli amici e delle chiacchiere a maniche corte.

In tutto questo ci sono solo due cose positive. La prima è quel messaggio, la seconda è il mio sogno.
Il freddo e la pioggia non saranno mai più forti di loro. 

FRANCIO

domenica 29 luglio 2012

MODALITA' OFF-LINE



Luce fioca su di me. 
Alle cinque del mattino non è mai facile per un uomo capire a fondo il senso della vita. Lo si può solo assaporare, lasciando che siano le suggestioni a parlare. E così un cd di Springsteen unito alla lingua d'asfalto che ti porta fino a casa riesce a fare miracoli. Nella testa mille pensieri e mille domande.

No, non siamo alle solite. Stavolta conosco la risposta per ognuna di esse.

In fondo, anche l'illusionista meno abile cerca di ingannare la platea facendole credere che dietro le sue azioni non si celi alcun trucco. In realtà, invece, lo sappiamo tutti che il trucco c'è ma non si vede.
Ecco, come un illusionista mi caracollo nell'impresa di nascondere il trucco. Un trucco che comunque esiste, anche se nessuno può notarlo.

Mi viene in mente anche la barra della chat di Facebook. Basta un clic per decidere se essere dentro o fuori dal mondo. Reperibile o non reperibile. Esistere o non esistere. Alla faccia di Shakspeare, precursore dell'ideologia. 

In due settimane ho provato ogni cosa. Dallo sperpero di denaro per cose inutili a lavorare di notte. Dalla "bella vita" a quella da cani. Dal leggere thriller a studiarne la scrittura. Quest'ultima a modo mio, ovvio. Non mi adeguo a schemi predefiniti, non è nella mia indole. 

In questi quindici giorni ho però provato anche a studiare trecentocinquanta pagine di arte in tre giorni e ad andare incontro a ramificazioni della stessa illusione. 
Ho dimenticato la lezione precedente. Che il trucco c'è sempre, anche se non si vede. Errore imperdonabile se non madornale in una vita che non concede seconde chances a nessuno. 

Con fermezza e altrettanta onestà credo che sia giunta l'ora di prendere il mouse ed eliminare quel pallino verde. Fare per la prima volta nella vita il passo più lungo della gamba ed uscire dal via vai di ipocrisia che si cela dietro ognuno di noi.

Perchè non c'è mai giustizia. perchè il buono in questo mondo non vince mai. Perchè semplicemente per alcuni il buono non esiste.
Per questi e pochi altri motivi Francio se ne va in "Modalità Off line".

Alla fine devo ammettere che ci siete riusciti, là fuori, a rinchiudermi qui dentro.  

FRANCIO

martedì 3 luglio 2012

Auguris...SIMO


Quando ero bambino mi chiedevo come si facesse ad essere buoni. Volevo diventarlo anche io, come lo erano diventate la maggior parte delle persone che mi circondavano. Alcune nel tragitto le ho perse, altre invece sono ancora qui a mostrarmi la strada.

Col passare degli anni qualche certezza è venuta meno. I dubbi hanno preso il sopravvento insieme all'ipotesi che essere buoni non serve a niente. Ogni volta che penso a me, vedo qualcosa che non va. Cerco di essere migliore, ma non potrei tentare nemmeno di farlo se non avessi al mio fianco persone che mi mostrano ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Una di queste sei tu, Simo. Niente lagne, niente foto di quando eravamo piccoli, niente di commovente. Semplicemente un GRAZIE. Di tutto.

Come potrei descriverti per chi non ti conosce? 
Ti vedo un po' come il chitarrista che accompagna il cantante solista. Il chitarrista fa l'assolo, produce musica, emozione, adrenalina, Ma passa spesso inosservato. Gran parte del merito va al cantante, anche se è il chitarrista ad essersi fatto il sedere più di tutti. 

Oppure potrei paragonarti  al gregario nel ciclismo, che accompagna il velocista della squadra a fare la volata. Gli fa spazio, gli apre la strada. Gli rende facile il compito di tagliare il traguardo. 

Tu non passi inosservata, e aiuti chiunque a raggiungere l'obiettivo. 
Stasera, quando mi dicevi di scrivere qualcosa sui fuochi, avevo già in mente qualcosa per te. 
Dopo tutto loro vanno via, invece tu resti. Ed è questa l'unica cosa che conta.

Auguri di cuore amica mia. Ti voglio bene.

FRANCIO

mercoledì 20 giugno 2012

Il coraggio di una rinuncia



Rinunciare è un verbo che proprio non mi va giù. Equivale un po' a mollare, e mollare è un po' come morire. Quando molli muoiono le tue idee, i tuoi ideali. Muori tu.
Non una morte fisica, ma morale. Ad esser sincero non posso dire quale delle due sia peggio, ma non nego di essere morto e risorto moralmente almeno cinque volte negli ultimi cinque mesi. E non è una bella sensazione.
La rinuncia è qualcosa che va aldilà della non accettazione. La rinuncia è un rifiuto categorico di qualcosa che si può avere e che in alcuni casi già si ha in tasca. Ci si disfa di quella cosa per un motivo, giusto o sbagliato che sia. Sono quelli i momenti in cui ti trovi davanti ad un bivio, con l'orologio in mano, ad osservare lo scorrere veloce delle lancette. Una scelta va presa, e non puoi tirarti indietro. Ci siete tu e il tuo pupazzo di peluche. Sì, proprio lui, quello che segna il confine tra il tuo essere bambino ed il diventare uomo. Quello che, se vuole, può prendere vita e darti una lezione di stile mostrandoti cosa sia la tenerezza.
Già, la tenerezza.
Siamo sicuri che serva ancora tenerezza a questo mondo? Che fine fanno i teneri? Non sono forse nello stesso girone dei galantuomini? Aspetta, com'è che si chiamava? Giusto, il girone dei delusi. Un girone di ferro, altro che quello dell'Italia ad Euro 2012.
Bisogna essere fermi.
Se quel pupazzo di peluche vi guarda con aria dolce, non statelo a sentire e azionate il cervello. E' così che si affrontano le situazioni più dure, le più ambigue.
Io il cervello non lo faccio funzionare mai: ho sempre preferito il cuore. Ma è ora che cuore e cervello inizino a vivere in simbiosi anche dentro me, come in ogni essere umano. Il peluche dei sogni spezzati mi fa un baffo. Ora come ora resta al bivio.
E non importa nemmeno la mia direzione. Non è quella che segna i tratti del viaggio. Ad esser sincero , per dirla proprio tutta, non mi importa più neanche la compagnia. Gli amici vanno e vengono, e i punti fermi di questa tormentata esistenza sono sempre meno. Ogni giorno che passa.
Al bivio ci lascio anche un anno di sudore, di carte stampate. Miliardi di caratteri, milioni di parole, centinaia di fogli. Al bivio ci lascio un pizzico di passione, che è sì importante, ma non quanto il rispetto.
E così mollo qualcosa anche io, insieme al peluche.
Mi addentro in lande sconosciute verso la vita da uomo.

FRANCIO